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LA GIOSTRA DEI CAVALIERI
LA GIOSTRA è un antico gioco cavalleresco che affonda le sue radici nel Medioevo e che consiste nel colpire un bersaglio, posto sullo scudo del buratto -
Ogni cavaliere rappresenta una contrada e vince quello che ottiene il punteggio più elevato.
Il nostro "PALIO DEL BOVE GRASSO" consiste in una giostra di cavalieri a difesa dei colori delle QUATTRO CONTRADE del Borgo.
La contrada il cui cavaliere si aggiudicherà la vittoria, avrà il privilegio di consegnare, a nome dell'abate di Erbamara -
IL "CENCIO"
La scena dipinta sul Palio rappresenta la consegna di Pavia e della Lomellina al Conte Francesco Sforza, da parte del castellano di Pavia Matteo Bolognini.
Presenziano all'atto: seduto in primo piano, il Conte FRANCESCO SFORZA in armatura, MATTEO BOLOGNINI che firma e il segretario dello Sforza, CICCO SIMONETTA.
Sono inoltre presenti sullo sfondo, sempre in armatura: il Conte palatino ALBERICO MALETTA, Signore di Cergnago e cittadino pavese, i rappresentanti delle nobili famiglie dei BELOCCHI e dei LUNATI ed in primo piano a sinistra l'anziano nobile ISIMBARDI.
LE CONTRADE
La contrada di CASTELLO e quella del BURIO rappresentano il nucleo più antico del centro abitato.
Infatti, le abitazioni si concentravano tutte in Via Castello e in Via del Burio.
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Il rione è quello delle vie CASTELLO E MAZZINI.
Il nome si riferisce alla dimora dei nobili del paese e il colore è il rosso perché di solito abbinato ai Signori che governavano il popolo.
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Il rione è quello delle vie GARIBALDI, PLEZZA e Largo CAIROLI.
E' così chiamato perché è la parte più bassa del paese (il "büri"), ed era soggetto agli allagamenti più che altrove: portava anche alla zona dei boschi ed ecco il colore verde.
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Il rione è quello che comprende le vie CAIROLI, CAVOUR e ROMA.
E'il nucleo che si è aggiunto successivamente attorno ad un cavo irriguo, appunto il "cavón",
e il colore, di conseguenza, non può essere altro che blu.
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Il rione è quello che corrisponde a Piazza VITTORIO EMANUELE II, Via MARCONI e Via MADONNINA, fino sulla strada provinciale.
La contrada della MADONNINA prende il nome dalla Chiesa della Madonna di Santo Stefano, la cui origine risale intorno al 1106 ed era isolata in aperta campagna. Dapprima l'unica costruzione annessa era la casa dell'eremita che custodiva il santuario e che accoglieva i molti pellegrini che vi giungevano. Man mano vi furono costruite attorno le case dei contadini.
Il colore bianco è quello della Vergine Maria.
LEGGENDA DELLA MADONNINA
Rievochiamo anche un fatto tramandato nei secoli come leggenda: l'effige della MADONNA si trovava nella chiesetta di S. Maria di Melegnano (oggi Cascina Melegnana) al confine tra Olevano e Cergnago. Data la moltitudine di pellegrini che vi accorrevano per chiedere grazie, si pensò di collocare l'immagine miracolosa in qualche chiesa. Però tra le comunità di Olevano e Cergnago sorsero controversie per il diritto di possesso dell'Immagine: per questo decisero di mettere la Madonnina su di un carro trainato da giovani buoi e la stessa sarebbe appartenuta al Comune verso cui si sarebbero diretti e fermati i buoi. La fortuna arrise a Cergnago, poiché -
In realtà, i marchesi Olevano proprietari della Melegnana e titolari del patronato dell'altare della Chiesa di Santo Stefano, nel secolo XV qui fecero trasportare l'Immagine in accordo con il popolo di Cergnago: per cui la tradizione popolare è confermata da notizie storiche precise.
E' la contrada della Madonnina, nel cui territorio si trova la Chiesa, a rievocare questo fatto.
LA TRADIZIONE DEL BOVE GRASSO
Era già uso dei Visconti festeggiare il Natale con il "BOVE GRASSO", che veniva procurato con l'offerta di 50 ducati donati dai Priori e Abati dei vari monasteri del territorio. La tradizione è mantenuta anche da Francesco Sforza, il quale indirizza una delle sue missive al Priore di Mortara e ad una lunga serie di ecclesiastici, chiedendo appunto il versamento di tale somma. (Registri delle missive a cura di Carlo Paganini, Patr. Ist. Lombardo Accademia di Scienze e Lettere: Registro n. 2, missiva 744).
Tra i destinatari c'è anche l'Abate di San Pietro D'Erbamara (abbati Sancti Petri de Herbamata):
ecco perchè, nella nostra RIEVOCAZIONE, approfittando della "visita" di Francesco Sforza per la sottomissione del territorio, la festa culmina con LA DISPUTA del Palio del BOVE GRASSO per aggiuducarsi il "privilegio" di consegnare direttamente al Conte il contributo dell'Abbazia d'Erbamara.
Il testo della missiva:
Domino Priorii Mortarii,
come siamo certi deve sapere la reverentia vostra, solivamo in li tempi passati, caduno anno alla festa de Natale, per l'honorantia del bove grasso, pagare ala Camera dela bona memoria del'illustrissimo signor nostro padre et socero honorandissimo ducati cinquanta d'oro. Et perché siamo certi siti disposto per l'amore et devotione ce portate volere fare verso de noy el simile et quantuncha non vi lo havessemo richiesto l'averistevo facto da voy stesso, ve carichamo et confortiamo vi piaza et vogliati provedere et adoperare in modo che li predicti cinquanta ducati ad ogni richiesta deli Maistri dele intrate ce possino havere et fir dati ad cui ordinarono, avisandone del'ordine havirete posto in questo.
Mediolani, XXVII octobris 1450.
Cichus.
In simili forma scriptum fuit infrascriptis de denariorum quantitate pro ut patet, videlicet:
Abbati Sancti Petri de Herbamata pro ducatis aureis
(Registro n. 2, missiva 744)
La rievocazione storica e il Palio hanno luogo al Centro polisportivo, dove viene ricostruito l'esterno del "castello" con l'accampamento delle milizie mercenarie: il corteo storico attraversa il paese, mentre nelle contrade vengono allestite riambientazioni di usi, costumi e tradizioni d'epoca.
(Testo di Patrizia Merati
Fonti: "Cergnago -
Registri delle missive a cura di Carlo Paganini, Ist. Lombardo Accademia di Scienze
e lettere: Registro n. 2, missiva 744)