Cergnago
La storia
Già all'epoca dei Comuni, Cergnago e la Lomellina erano parte del Contado di Lomello e seguivano le sorti di Pavia, rimanendo separati da Milano.
Nel 1213, i Milanesi, in guerra con Pavia, penetrarono in Lomellina dando inizio ad un lungo periodo di devastazioni in tutto il territorio.
Nel 1359 con i Visconti, Pavia e le nostre terre furono unite a Milano e da qui si ebbero anni di pace e prosperità.
Nel 1362 in Pavia edificarono il castello, racchiudendovi una chiesetta detta "Santa Croce dei Cergnaghi": questa chiesa era patronato di una famiglia che aveva origine da Cergnago.
Nel 1447, alla morte di Filippo Maria Visconti, Francesco Sforza gli succede nella Signoria di Pavia.
Il 28 settembre 1447, FRANCESCO SFORZA è accampato a San Colombano per ricevere la Città di Pavia e poi man mano tutti i territori di Lomellina.
A questo avvenimento parteciparono tutti gli ambasciatori del territorio, tra cui anche ALBERICO MALETTA, Conte Palatino, SIGNORE DI CERGNAGO e Cittadino Pavese.
Quale ambasciatore e consigliere ducale, svolse numerose mansioni per conto di Francesco Sforza in Italia e all'estero. Si guadagnò le simpatie di Alfonso d'Aragona permettendo di riallacciare i rapporti tra i due Stati. Un altro grande successo del Maletta fu il compimento della missione in Francia, durante la quale Luigi XI concesse al Duca di Milano il feudo di Genova e Savona (fine 1463). Fu, tra i consiglieri ducali, uno tra i più ascoltati.
Nel 1435 sposò MARGHERITA CUSANO, figlia di Biagio, importante mercante milanese. Morì nel 1466 nel suo castello lomellino di Campalestro. Lasciò alcune figlie e due maschi, Girolamo e Pietro Maria, che subentrarono nei suoi feudi.
I MALETTA furono a Cergnago per qualche secolo: si distinsero specialmente negli studi giuridici e, probabilmente, nel secolo XV, per grandi meriti diplomatici e politici, poterono effigiarsi dell'ambito titolo di CONTE PALATINO.
Contemporaneamente alle proprietà dei Maletta, a Cergnago troviamo anche quelle dei BELOCCHI e dei Marchesi LUNATI.
Da un documento dell'anno 1665 si apprende che, il ramo diretto della famiglia Maletta si estinse con la morte avvenuta in Spagna di Francesco, il quale non lasciò prole.
Il nome dei Maletta si affianca a quello dei PLEZZA di Mortara, con personaggi illustri quali Bernardino Maletta Plezza e, soprattutto, il figlio Pietro Maria, filosofo e insigne medico per poi diventare solo famiglia Plezza.
Intorno alla metà del XVIII secolo furono infeudati a Cergnago i LOMELLINI, nobile famiglia di Carmagnola.
ABBAZIA DI S. PIETRO D'ERBAMARA
La storia di Cergnago è strettamente legata all'ABBAZIA D'ERBAMARA , che sorgeva nelle vicinanze della tenuta agricola di Campalestro.
L'ABBAZIA DI SAN PIETRO D'ERBAMARA è una delle più antiche: se ne parla già nel 1150 nel libro dei censi scritto da Cencio Camerario annoverandola tra quelle tributarie della Sede Apostolica.
Attorno all'Abbazia vivevano molte famiglie di agricoltori, al punto da potersi costituire in Comune autonomo e ciò forse rimase fino al periodo napoleonico, epoca in cui gli atti dell'Imperatore sono tutti indirizzati al "Sindaco di Cergnago ed Erbamala". Con l'avvento della Repubblica Cisalpina i beni del monastero d'Erbamara vengono incamerati e passati alla famiglia Plezza: dell'Abbazia originaria non sono rimaste né mura né fortificazioni e si ha notizia di una chiesa abbaziale distrutta dall'Agogna verso la fine del '600.
La chiesetta ricostruita cadde in disuso nel 1846 per volontà del Vescovo di Vigevano, Mons. Vincenzo Forzani, il quale visitandola la trovò in disordine.
Dopo molti anni di abbandono fu fatta riaprire al culto dal cav. Luigi Plezza e venne benedetta il 9 maggio 1911 dall'allora parroco di Cergnago, don Luigi Isella.
L'Abbazia di San Pietro d'Erbamara, nel corso della sua storia, appartenne all'ordine dei canonici regolari di S. Agostino, probabilmente fino intorno al 1200.
Una bolla del Pontefice Innocenzo IV del 1253 conferma poi la dipendenza dalla Congregazione di Vallombrosa, che vi restò fino alla sua decadenza, avvenuta verso la metà del XVII secolo.
La Congregazione dei Vallombrosani fu fondata da S. Giovanni Gualberto, monaco benedettino, il quale nel 1036 si ritirò a Vallombrosa (luogo montano ad una trentina di chilometri da Firenze) con alcuni confratelli fuoriusciti dal monastero di San Miniato per contrasti con l'Abate e con il Vescovo di Firenze.
L'ideale monastico di S. Giovanni Gualberto era di vivere nello spirito della regola benedettina dedicandosi alla preghiera, al lavoro, all'accoglienza dei pellegrini: ben presto alla sua guida carismatica si unirono altri monasteri, formando la Congregazione Vallombrosana, riconosciuta ufficialmente da papa Urbano II nel 1090.
L'abito dei monaci all'origine era di un colore non uniforme, composto da lane di pecore bianche e nere, secondo le disposizioni del fondatore.
Nel Medioevo i Vallombrosani venivano chiamati monaci "grisei", cioè "grigi", in quanto l'abito divenne di tal colore: ricavato, cioè, da un panno di lana di colore misto risultante dalla combinazione del grigio con il lionato (il colore del leone).
Nel 1663 fu adottato per gli abiti il colore nero, che è anche quello attuale.
(Testo di Patrizia Merati
Fonti: "Cergnago-Memorie storiche" di Luigi Biscaldi
Archivio storico Comune di Vigevano)
Archivio di Stato di Milano)