Settembre in lomellina


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Settembre a Mortara

Mortara

La storia


I primi insediamenti documentabili nel territorio di Mortara risalgono al 1600 a.C. ad opera dei Levi Liguri; dopo una probabile invasione etrusca, della quale non si hanno però ritrovamenti, essi subiscono una sconfitta ad opera del popolo Gallo-Celtico dei Salli, che si insediano nel luogo della vittoria, imponendogli il nome di Montier. Questo nome viene poi latinizzato in Mortara dai successivi dominatori, i Romani.

Dopo la caduta dell’Impero Romano, la regione cade in mano ai Longobardi che fondano, nei pressi di Mortara, una residenza di caccia denominata Pulchra Silva: presso questa residenza, situata all’esterno della città nei dintorni dell’attuale Abbazia di sant’Albino, il 12 ottobre 773, Carlo Magno, re dei Franchi, sconfigge Desiderio, ultimo sovrano dei Longobardi, in una sanguinosissima battaglia. Secondo la tradizione poetica, i morti sono ben 70000 ed il luogo della battaglia prende il nome di Mortis Ara (altare della morte). A questo avvenimento si riferisce anche la vicenda di Amico ed Amelio, due cavalieri franchi periti nella battaglia e seppelliti in due chiese diverse, ma ritrovati il giorno successivo nello stesso sevita. Il luogo della loro sepoltura, divenuto in seguito Abbazia di Sant’Albino, viene considerato un santuario e viene frequentato soprattutto da pellegrini francesi che vengono a pregare sulle tombe dei due cavalieri, divenuti nel frattempo soggetto dei canti dei menestrelli. Il transito è favorito anche dal fatto che l’Abbazia si trova proprio sul percorso della via Francigena.

Sempre a Mortara si trova in questo periodo anche un’altra importante Abbazia, anch’essa visitata dai pellegrini diretti verso Roma
e la Terra Santa, quella di santa Croce. Sorta per donazione di un certo Adamo, nobile del posto, e consacrata da Urbano II, diventa sede dell’ordine Mortariense, che per 350 anni è uno dei più famosi d’Italia, estendendo la propria giurisdizione su numerose chiese, compresa la celebre San Pietro in Ciel d’oro di Pavia. Dopo le invasioni ungare e l’affermarsi del sistema feudale, Mortara si trasforma in un borgo fortificato, difeso da mura e da un fossato; il suo territorio, agli inizi del dodicesimo secolo, appare ai confini tra il comitato di Lomello e quello di Novara ed anche la comunità ecclesiastica appare divisa tra due diverse diocesi, quella di Pavia e quella di Novara.

Crocevia della Valle Padana occidentale, subisce la sorte di tutta la Lomellina e diventa oggetto di ripetute invasioni, ma anche luogo di sosta per i pellegrini d’oltralpe diretti a Roma lungo la via Francigena; nel ‘400 diventa residenza di svago e caccia dei duchi di Milano, i Visconti prima e gli Sforza poi; Ludovico il Moro la vuole addirittura come suo feudo personale. Conquistata nel 1706 dai Savoia, viene elevata al rango di città capoluogo della provincia di Lomellina, titolo che mantiene fino all’Unità d’Italia.

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