Settembre in lomellina


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Settembre a Robbio

Robbio

La storia


La città di Robbio, che si trova quasi al confine tra Lomellina e provincia di Vercelli, nella terra delle risaie insomma, vanta attualmente seimila abitanti e può essere considerata quindi un centro medio-grande all’interno del panorama lomellino.

Testimonianze della presenza umana nella zona risalgono addirittura al neolitico, ma pare che Robbio diventi un centro abitato a tutti gli effetti solamente in epoca romana, grazie alla sua posizione di crocevia tra le principali strade romane. Tale posizione strategica permane nel Medioevo: Robbio, infatti, si trova proprio sull’itinerario della via Francigena, che porta i pellegrini di tutto il
mondo a Roma, capitale della cristianità. A conferma di ciò, la presenza sul territorio cittadino di diverse chiese di origine romanica degne di nota e di visita. Tra tutte spicca il complesso abbaziale di San Valeriano, che funge anche da centro di ricovero per i pellegrini. E probabilmente per questo stesso motivo Robbio si trova, in epoca feudale, al centro delle contese territoriali tra Vercelli e Pavia; e nell’ambito di queste lotte i cittadini devono assistere, nel XIII secolo, alla quasi totale distruzione del castello da parte delle milizie pavesi.

Anche al giorno d’oggi si percepisce in Robbio quel suo essere a metà strada tra Piemonte e Lombardia: non dimentichiamo che si tratta di uno dei pochissimi centri a trovarsi in provincia di Pavia, ma nella diocesi di Vercelli Dal Rinascimento in poi, invece, Robbio e la Lomellina diventano teatro di battaglia per gli eserciti francesi, svizzeri e spagnoli, che avanzano mire espansionistiche sul territorio del Nord Italia, in particolare nel Ducato di Milano, una situazione che, unita alla peste, porta le campagne a spopolarsi, mentre le condizioni di vita di chi ci vive sono allo stremo.

In un contesto simile si inserisce la famosa leggenda dei malandrini di Robbio (i loc ad Robi) che, di comune accordo, al tocco della campana avrebbero ucciso tutti i soldati spagnoli che dovevano mantenere. In realtà le fonti storiche citano un episodio di rappresaglia, anche se non di queste proporzioni: i robbiesi avrebbero depredato alcuni soldati di stanza in paese fuggendo poi nelle campagne. L’episodio avrebbe poi provocato la ritorsione delle truppe e la cattiva reputazione della popolazione agli occhi del feudatario. In sostanza Robbio è sempre rimasta un borgo rurale, la cui economia è principalmente basata sulla coltivazione dei campi, quasi tutti dedicati alla coltura del riso, che comincia a comparire dal queste parti già verso la fine del XV secolo, e all’allevamento del bestiame.

Tra i prodotti caseari più famosi in Italia la robiola, che prende il nome proprio dalla nostra città. L’industria ha sempre svolto un ruolo marginale, e si può dire che si sia sviluppata solamente negli ultimi cinquant’anni; ora l’economia cittadina è basata anche su alcune piccole e medie imprese, soprattutto a conduzione familiare.

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